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Dai “Discorsi” di sant’Agostino

Lo Spirito Santo ci riunisce in unità

Per quanto mi consta, per quanto anche voi sapete e a quanto crediamo, non esiste nessuna santificazione divina e vera se non proveniente dallo Spirito Santo. Non invano infatti è chiamato propriamente Spirito Santo. Pur essendo santo anche il Padre e anche il Figlio, tuttavia questo nome l’ha preso come proprio lo Spirito, di modo che la terza Persona della Trinità si chiama Spirito Santo. Egli riposa sull’umile e il mite (cf. Is 66, 2), come nel suo sabato. Il numero sette si applica anche a questo Santo Spirito: lo indicano chiaramente le nostre Scritture. Coloro che sono migliori di me trovino cose migliori, coloro che sono maggiori di me trovino cose maggiori e dicano e spieghino di questo numero sette qualcosa di più profondo e di più vicino a Dio. Io invece vedo, e questo per ora è sufficiente, e raccomando anche a voi di vedere, che questo modo settenario di calcolare il numero si riferisce propriamente al Santo Spirito, perché nel settimo giorno è rivelata la santificazione. E donde proviamo che il modo settenario di calcolare il numero si riferisce al Santo Spirito? Dice Isaia che lo Spirito di Dio scende su chi è fedele, su chi è cristiano, su chi è membro di Cristo, Spirito di sapienza e d’intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza e di pietà, di timore di Dio (cf. Is 11, 2-3). Se avete seguito, ho percorso sette tappe, come dire che lo Spirito di Dio è disceso fino a noi dalla sapienza fino al timore, affinché noi possiamo salire dal timore alla sapienza. L’inizio della sapienza infatti è il timore di Dio (Sal 110, 10). In effetti lo Spirito è settenario ed è un solo Spirito: uno con settupla operazione. Volete una prova ancor più evidente? La Sacra Scrittura ricorda che la festa di Pentecoste è formata da settimane. Lo trovi nella Scrittura nel libro di Tobia: chiaramente dice che questa festa è formata da settimane (cf. Tb 2, 1). Sette volte sette infatti sommano quarantanove. Ma, per ritornare all’inizio – lo Spirito Santo ci riunisce verso l’unità, non ci disperde dall’unità -, ai quarantanove si aggiunge uno, simbolo dell’unità, e diventano cinquanta. Non senza motivo lo Spirito Santo venne nel cinquantesimo giorno dopo l’ascensione dei Signore. Risuscitò il Signore, ascese dagli inferi, non ancora in cielo. Da quella risurrezione, da quella ascensione dagli inferi si contano cinquanta giorni e venne lo Spirito Santo nel cinquantesimo giorno facendone come il giorno natalizio della sua venuta tra noi. Quaranta giorni Cristo si fermò sulla terra con i suoi discepoli (cf. At 1, 3); nel quarantesimo giorno ascese al cielo, e passati da quel momento dieci giorni, come segno dei dieci comandamenti, venne lo Spirito Santo, perché nessuno adempie la legge se non per la grazia dello Spirito Santo. Perciò, fratelli, vedete chiaramente che questo numero sette si riferisce allo Spirito Santo. Chiunque non aderisce all’unità di Cristo e abbaia contro l’unità di Cristo, bisogna pensare che non ha lo Spirito Santo (cf. Gd 16). Litigi, discordie e divisioni le fanno solo gli uomini carnali di cui l’Apostolo dice: L’uomo carnale non comprende le cose che sono dello Spirito di Dio (1 Cor 2, 14). Si trova scritto anche nella lettera dell’apostolo Giuda: Costoro sono i fautori di scissioni – parlava rimproverando – costoro sono i fautori di scissioni, carnali, privi dello Spirito (Gd 19). Che cosa andiamo cercando di più chiaro? di più evidente? A buon diritto, anche se credono le stesse verità di noi, vengono per ricevere lo Spirito Santo, ma non lo possono ricevere finché sono nemici dell’unità.

Tratto da: https://www.augustinus.it

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