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Santa Veronica Giuliani

ESPERIENZA E DOTTRINA MISTICA

Pagine scelte a cura di P. Lazaro Iriarte OFM CAP

Roma, 1981

Fanciullezza e adolescenza (1661-1677)

 

QUARTO GIORNO

 

La prima comunione (2 febbraio 1670)

 

Io bene spesso andavo dicendo che il pensiero di farmi monaca non mi sarebbe partito, perché ben conoscevo che, da che conoscevo il bene dal male, sempre avevo avuto questa brama. Di più vedevo tutte le mie sorelle che si andavano preparando ancor loro; e per quanto mi potevo accorgere, sotto quelli adornamenti portavano aspri cilizii, e si comunicavano più spesso. Tutto ciò io bramavo; ma mi vedevo tanto cattiva, che non ardivo di dire al confessore che mi avesse comunicato anche a me.

Alfine una mattina io glielo dissi; esso mi rispose: che mi avrebbe dato questo contento, ma che ero troppo piccola. Tuttavia mi avrebbe esaminato, e che frattanto io mi preparassi.

Potete pensare se ero contenta o no! Io dissi al confessore che, come da sé, accennasse coi miei maggiori che io mi comunicassi, ma che non dicesse niente che ciò venisse da me. Così il caritativo confessore fece tutto, e pareva che anche esso avesse desiderio che io mi comunicassi. Non so se avevo finito bene i nove anni. Non mi pare: pure sto in dubbio.

Questo confessore era un santo uomo, ed io ci avevo gran confidenza. Così gli chiesi un cilizio ed una disciplina; ed esso tutto mi trovò con tutta segretezza, ma mi disse che non voleva che ciò io adoperassi sinché non mi comunicavo. Così feci.

Esso non si trattenne molto: incominciò ed esaminarmi, ed in due mattine finì. Io non vedevo l’ora d’accostarmi al Santissimo; e quella prima volta che mi comunicai, io non ero in me pel contento. Ma non dire cosa fosse, perché io l’orazione non la facevo; io sentimenti non sapevo cosa fossero; altro non sentivo che brama, ma non so come…

Io di nuovo gli chiesi licenza di fare qualche penitenza, ed esso me la concesse. Così incominciai a portare il cilizio, e la prima volta che lo misi, subito mi entrò dentro la carne. Io pensavo di morire per la quantità di sangue che usciva. Tosto lo cavai; ma stavo in dubbio che se ciò dicevo al confessore, egli mi avesse ordinato che io non lo mettessi più. Andai, e di nuovo me lo misi con le punte verso il busto; e questo lo feci per non dire la bugia al medesimo confessore, caso mi avesse addimandato se lo avevo, come appunto mi addimandò subito. Lo portai molte volte così, e poi mi sentii un certo stimolo di non fare stima di me stessa. Così, con tutto che m’entrava nella carne, tanto lo mettevo; tutto mi pareva poco. Così facevo anche la disciplina. Con tutto che avessi una disciplina ben sottile di refe, mi feriva malamente, in modo che posso dire fossero tutte discipline a sangue. Di questo non dicevo niente al confessore.

 

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