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QUINTO GIORNO

 

3204  24. Veramente, non si deve seppellire nel silenzio neppure quel mirabile effetto della sua preghiera, che, ancora nei primi tempi della sua conversione, volse a Dio un’anima e, convertitala, la protesse.     

Aveva infatti una sorella, giovinetta, a lei sorella per nasata e per purezza: e desiderandone la conversione alla vita religiosa, tra le primizie delle preghiere che offriva a Dio con tutti i sentimenti del cuore, questo domandava con maggiore intensità, che quella concordia e affinità d’animo che aveva avuta nel mondo con la sorella, divenisse ormai unione di volontà tra di loro nel servizio di Dio.    

 Prega dunque con insistenza il Padre della misericordia che agli occhi della sorella Agnese, lasciata a casa, il mondo perda ogni attrattiva, le divenga dolce Dio e la converta talmente dal proposito delle nozze carnali al suo amore, che insieme con lei si sposi allo Sposo di gloria in perpetua verginità.    

 Era radicato, infatti, in entrambe un meraviglioso mutuo affetto, che aveva reso all’una e all’altra doloroso, benché per sentimenti diversi, l’insolito distacco.     

La divina maestà accondiscende prontamente alla preghiera dell’eccezionale orante e si affretta a concederle quel primo dono domandato sopra ogni altro e che più piace a Dio di elargirle.     

Infatti, sedici giorni dopo la conversione di Chiara, Agnese, mossa dallo Spirito divino, si affretta a raggiungere la sorella e, svelandole l’intimo segreto della sua volontà, le confessa di volersi porre senza riserve al servizio di Dio.

E Chiara, abbracciandola piena di gioia: «Ringrazio Dio, sorella dolcissima – le dice – perché mi ha esaudita nella mia sollecitudine per te».

3205  25. Alla meravigliosa conversione segui un’assai mirabile difesa della conversione stessa.     

Mentre infatti le sorelle, felici, seguivano i passi di Cristo presso la chiesa di Sant’Angelo di Panzo e quella che più sperimentava il Signore istruiva la sua novizia e sorella, d’improvviso si scatena contro le fanciulle un nuovo attacco dei parenti. Venendo infatti a sapere che Agnese si era trasferita da Chiara, il giorno seguente corrono al monastero dodici uomini infuriati e, dissimulando all’esterno l’inganno architettato, fingono una visita pacifica.             

Poi, rivolti ad Agnese – perché, quanto a Chiara, avevano ormai perse prima le speranze -:  «Perché sei venuta in questo luogo? – le dicono -. Sbrigati a tornare subito a casa con noi!». Ma lei risponde di non volersi separare dalla sua sorella Chiara: allora le si scaglia addosso un cavaliere d’animo crudele e, senza risparmiare pugni e calci, tenta di trascinarla via per i capelli, mentre gli altri la spingono e la sollevano a braccia. A ciò la giovinetta grida, mentre viene strappata dalla mano del Signore, come in preda a leoni: «Aiutami, sorella carissima, e non permettere che io sia tolta a Cristo Signore!».     

Or dunque, mentre quei violenti predoni trascinavano lungo la china del monte la giovinetta che si dibatteva, ne laceravano le vesti e segnavano la via con i suoi capelli strappati, Chiara, gettandosi a pregare tra le lacrime, implora che alla sorella sia data fermezza di proposito, supplica che la forza di quegli uomini sia superata dalla potenza divina.      

3206  26. E all’improvviso, invero, il corpo di Agnese giacente in terra pare gravarsi di tanto peso che parecchi uomini, con tutti i loro sforzi, non riescono in alcun modo a trasportarla oltre un certo ruscello. Accorrono anche altri da campi e vigne ad aiutarli: ma, per quanto facciano, non riescono a sollevare quel corpo da terra.    

 E costretti a desistere dal tentativo, commentano scherzando il prodigio: «Ha mangiato piombo tutta la notte, non c’è da meravigliarsi se pesa!».  

E anche messer Monaldo, suo zio paterno, che preso da una rabbia incontenibile, voleva schiacciarla con un pugno mortale, fu colto all’improvviso da un atroce dolore nella mano alzata per colpire e per lungo tempo ne portò un tormento doloroso.    

 Ed ecco, dopo questa lunga battaglia, arrivare Chiara sul posto e pregare i parenti di desistere ormai da una tale lotta e di andare alle sue cure Agnese, quasi esanime per terra. Mentre quelli si allontanavano con amarezza per l’insuccesso dell’impresa, Agnese si rialzò lieta e godendo ormai della croce di Cristo, per il quale aveva combattuto in questa prima battaglia, si consegnò per sempre al servizio divino. Allora il beato Francesco di sua mano le tagliò i capelli e, insieme con la sorella, I’ammaestrò nella via del Signore.     

Ma, poiché non potrebbe un breve discorso illustrare la magnifica perfezione della sua vita, si riprenda a trattare di Chiara.  

 

 

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