LE ANTIFONE MAGGIORI DELL’AVVENTO

MAURICE GILBERT S.I.

L’antifona del 20 dicembre

 

La quarta antifona, quella del 20 dicembre, recita in latino:

O Clavis David et sceptrurn domus Israel, qui aperas, et nemo claudit; claudas, et nemo aperit: veni et educ vinctum de domo carceris, sedentem in tenebris et umbra mortis.

E in italiano:

O Chiave di Davide, scettro della casa d’Israele, che apri e nessuno può chiudere, chiudi e nessuno può aprire: vieni, libera l’uomo prigioniero che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

Due sono i principali testi dell’Antico Testamento dai quali questa antifona trae quasi tutte le sue espressioni.

Il primo si legge in Is 22,22 secondo la Volgata: et dabo clavem claudet et non erit qui aperiat (e metterò la chiave della casa di Davide sulla sua spalla: aprirà e non ci sarà chi chiuda, chiuderà e non ci sarà chi apra).

L’oracolo profetico investe Eliachim come maestro del palazzo reale, al posto di Shebna.

Nel Nuovo Testamento, l’oracolo d’Isaia è ripreso in Ap 3,7, dove è detto del Santo, il Vero, cioè Cristo. La lettura è dunque messianica.

Nell’antifona, l’addizione «scettro della casa d’Israele» non si trova tale e quale nella Volgata, ma potrebbe alludere all’oracolo di Giacobbe in Gn49,10: «lo scettro non sarà tolto da Giuda», testo anch’esso messianico.

Nella domanda dell’antifona si riconosce Is 42,7, nel primo canto del Servo del Signore. La Volgata lo traduce così: et educes de conclusione vinctum, de domo carceris sedentes in tenebris (porterai fuori dalla segreta l’incatenato, dal carcere quelli che risiedono nelle tenebre). L’antifona aggiunge: et umbra mortis (e nell’ombra di morte), espressione che si trovava alla fine di Is 42,7 in alcuni manoscritti della versione latina antica; potrebbe, però, provenire anche da un’assimilazione con due passi del Sal 106 (107); nel versetto 10, si legge: sedentes in tenebris et umbra mortis (seduti nelle tenebre e nell’ombra di morte), e nel versetto 14: et eduxit eos de tenebris et umbra mortis (e li hai portati fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte). Il salmo rende grazie al Signore che libera da ogni infortunio.

Risulta che questa quarta strofa prosegue, dopo la terza, con la lettura messianica di testi profetici, e di nuovo Isaia è il profeta per eccellenza.

La terza antifona presentava Cristo stesso, segno davanti a tutti. La quarta insiste sulle sue azioni, sul suo potere assoluto – aprire o chiudere – e, come il Servo del Signore, sul suo ruolo di liberare i prigionieri dalle tenebre.

Da “La CIVILTA’ CATTOLICA” del 15 novembre 2008

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