Il secolo di Francesco e Chiara è straordinario, di grande fermento.
E’ l’epoca della “gente nuova”, come la chiama Dante, di sorprendente vitalità, insofferente di ogni vincolo di tradizionalismo, desiderosa di spazi di libertà.
E’ il passaggio dall’economia rurale sotto il segno della stabilità, all’economia di mercato, mobile e vivace, che crea nuovi rapporti sociali, nuove strutture politiche, nuovo slancio creativo, non esente da conflitti, che coinvolgono anche la Chiesa, sia nella sua vita interna, sia nei rapporti con la realtà politica del tempo.

Francesco si trova nell’onda di rinnovamento: è assetato di libertà, di verità, di autenticità. Intuisce che si deve ritornare alla “Sorgente”, alla paternità creatrice divina, alla passione redentrice di Cristo e si lascia guidare dal Vangelo del Signore Gesù in radicalità di “sequela”.
“…nessuno sapeva dirmi che cosa dovessi fare, ma l’Altissimo mi rivelò che dovessi vivere secondo il Vangelo.“ (Test. FF 116). Ha incontrato Cristo, da qui la sua trasformazione per identificarsi con Lui dalla povertà di Betlemme alla nudità della croce. Dopo secoli di tradizione monastica che aveva indicato al popolo di Dio il cammino di ”ascensio ad Deum”, Francesco mette in luce e valorizza la ”descensio Dei” del Figlio di Dio nella sua incarnazione, vita morte e risurrezione. Ha intuito che il compito più urgente è quello della testimonianza nella prospettiva del dono di sé, e si lascia investire dalla luce di Cristo per proiettarla attorno a sé. ”…E dopo che il Signore mi diede dei fratelli…”(Test FF 116), egli intraprende un cammino nuovo, non come pellegrino solitario, ma come compagno di viaggio, immerso nel cuore della Chiesa, così da lasciar trasparire il messaggio evangelico della “fraternitas” sull’esempio di Gesù e degli apostoli.

Con i primi compagni chiede l’approvazione a Roma e la ottiene, seppur generica e verbale( Non bullata). Si professano “…minores et subtitis omnibus” (Rnb VII FF 24) in una modalità che fa spazio a tutti per essere in comunione universale, per sottolineare la solidarietà con i più poveri, in una logica della libertà che si esprime nell’accogliersi e nell’accogliere in nome dell’unica paternità divina. E’ l’originalità di Francesco: nella luce della fede cattolica trova il coraggio di riproporre il messaggio evangelico “sine glossa” . Sceglie di essere MINORE, e come Cristo sceglie di servire, sceglie la kenosi.
La minorità è la via per l’attuazione della proposta di vita nuova fatta da Gesù nell’ultima cena: l’atteggiamento umile di chi lava i piedi ai propri fratelli che Lui, il Signore, il Maestro, ci ha consegnato.
La radicalità della proposta evangelica è il contributo di Francesco al rinnovamento della società e della Chiesa.
La novità della vita di Francesco e dei suoi compagni si diffonde presto in Assisi. Il modo di essere sereni, allegri, ilari nella scelta della povertà e minorità e la prima predicazione nella Cattedrale, autorizzata dal vescovo Guido, hanno una risonanza tutta particolare nel cuore di Chiara.
Francesco predica la rinuncia alle cose del mondo con passione ardente per Cristo e Chiara ne è conquistata. Testimonierà il famiglio Joanni de Ventura: “…la preditta madonna Chiara, come essa audì che santo Francesco aveva eletta la via della povertà, propuose nel suo core di fare anche lei quello medesimo” (Proc FF 3145), in una irreversibilità che l’accompagnerà per tutta la vita.
Per seguirlo abbandona la famiglia e la vita di privilegi, approda a Santa Maria degli Angeli dove è accolta da Francesco e dai suoi compagni e si consacra totalmente a Dio: “…e santo Francesco la tondì denante all’altare de Santa Maria de la Porziuncola.” (Proc FF 3121). Poi 2
“…essendosi portata, per intervento dello stesso Francesco, presso la Chiesa de Santo Damiano…diede principio a questa nuova osservanza” (BolsC FF3290): qui nel piccolo e povero luogo che le ospita, nasce il movimento femminile fondato da Chiara.
Chiara e le sue compagne iniziano una vita di reale e concreta povertà, a cui manterranno strenua fedeltà, ardente nel loro amore per Cristo, felici di una sola tonaca e di “vili vestimenti” nella condizione di totale condivisione della vita dei poveri, degli insignificanti, degli emarginati.
In San Damiano Chiara è colei anima con affidamento esemplare alla Provvidenza del Padre che veste i gigli del campo e nutre gli uccelli del cielo (cfr Mt 6,26) e nell’identificarsi al Figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo (cfr Mt. 8,20).
“…piegatasi, poi, all’insistenza di San Francesco, accettò il governo del monastero e delle sorelle…” (BolsC FF 3293). Chiara ora deve guidare; con lo sguardo fisso al Maestro divino “…venuto non per farsi servire, ma per servire e dare la vita…”(Mt 20,28), si fa attenta alle necessità corporali e spirituali delle sorelle con atti umili e nascosti, in spirito di servizio, nella minorità richiesta dal Vangelo e da Francesco. Consapevole della forza della testimonianza, lava i piedi alle sorelle, rimbocca le coperte di notte, assiste le ammalate con premura materna: “…caritatevole nell’ammonire, nel correggere moderata, ammirevole per compassione, desiderosa di servire più che comandare…” BosC FF 3297).
Questo suo stile di minorità, dimensione della genialità di Chiara, coinvolge le sorelle nella mutua carità, nella corresponsabilità dell’utilità comune, in un’obbedienza attiva e responsabile, propria del “tempo nuovo” a cui dà inizio.
La novità del movimento di Francesco e Chiara è seguita, fin dal suo apparire, con attenzione da Vescovi e prelati che dimostrano stima, affetto, ammirazione per la loro scelta radicale. Tuttavia, Papa Gregorio IX, che apprezza l’entusiasmo della scelta totalmente innovativa rispetto alla tradizione monastica supportata da rendite e possessioni delle “dame povere di San Damiano”, le ritiene “bisognose” di scelte e regole ancorate all’esperienza della Chiesa e consolidate nei secoli. Chiara intuisce che l’intento del papa offusca l’ispirazione originaria e originale del suo carisma e, con coraggio e determinazione, resiste alle sue profferte di possessioni chiedendo ed ottenendo il Privilegio di Povertà. “…Gregorio vescovo…alle dilette figlie in Cristo, Chiara e le altre serve di Cristo, riunite nella Chiesa di San Damiano. Poiché vi proponete di non aver assolutamente alcuna possessione…aderendo in tutto a Colui che per noi si è fatto povero e via e verità e vita…secondo la vostra supplica, corroboriamo con l’approvazione apostolica il vostro proposito di altissima povertà accordandovi…di non esser costrette da nessuno a ricevere possessioni.” (Priv FF 3279).
Solo il 9 agosto 1253, pochi giorni prima della morte, ottiene piena approvazione della “ Forma di Vita”, da Papa Innocenzo IV.
E’ la prima regola nella storia scritta da una donna per delle donne.
Ora la Santa madre Chiesa ha posto il sigillo alla sua scelta di vita assolutamente priva di garanzia, radicata unicamente nella fede, spalancata a Dio con la fiducia gioiosa dei piccoli del Vangelo, nello spirito delle promesse fatte ai poveri nelle beatitudini in un camminare da “pellegrine e forestiere, servendo il Signore in povertà e umiltà…” (RsC FF 2795).
Il secolo XIII è stato “l’humus” in cui l’Altissimo ha posto Chiara per una germinazione feconda di frutti: “…questa è la vena limpida…che aprì novella sorgente di acqua vitale…nel territorio della Chiesa e rese prospero il vivaio della Religione.” (BolsC FF 3294).
Ancora un Papa, Alessandro VI, così conferma la novità creativa di Chiara “pianticella del beatissimo Padre San Francesco”. (Test FF 2855)

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